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Il disco di jazz compie 100 anni


 

 

50 anni fa andò in onda per la Rai il primo programma di Marcello Rosa al suo debutto come autore radiofonico, intitolato “Il disco di jazz ha 50 anni”.  Dopo 50 anni il celebre trombonista ripropone l’avvenimento, ormai centenario, per ricordare e celebrare Nick La Rocca e il primo disco jazz con un programma fitto di eventi.

 

 

Nel 1917 scoppia la rivoluzione russa, i dieci giorni che cambiarono il mondo. E sempre nel 1917, mentre in Europa si combatteva in trincea e in Italia avveniva  la disfatta di Caporetto, viene inciso il primo disco di jazz, che cambiò per sempre la storia della musica. Nick La Rocca, nato a New Orleans da genitori immigrati dalla provincia di Trapani, si illumina d’immenso (la poesia di Ungaretti “Mattina” è di quello stesso anno) e incide il primo disco di jazz. Quasi una favola moderna: il figlio di un umile calzolaio, amante della musica e già membro dell’orchestra del generale Lamarmora, comincia a suonare la cornetta alla morte del padre,  poi fonda la Original Dixieland Jass Band e nel 1917, quando a New Orleans la marina militare volle chiudere  i bordelli di Storyville per il dilagare della sifilide,  incide  il primo disco della storia del jazz: “Livery stable blues”, che tra l’altro  volle comprarsi un Luis Armstrong diciottenne, restandone segnato per sempre. La Rocca è il singolare eroe che comincia l’avventura di questa   epopea musicale, proprio come il signor Bonaventura di Sergio Tofano, che esordisce nel 1917 (anche se La Rocca, pur vendendo un milione e mezzo  di copie del disco,  non diventerà mai milionario a causa del suo carattere ombroso). 

All’origine del jazz troviamo dunque accanto al  blues, allo spiritual, al ragtime, alla musica caraibica,  e a tante suggestioni, anche una sorprendente radice italianissima. La migrazione è una vicenda  non solo di sofferenza, privazione e miseria ma di  ricchezza culturale, di scambi e di creatività. Con La Rocca forse la globalizzazione  manifesta, in  anticipo,  il suo volto migliore. Nel 1917 sono esplose  due  rivoluzioni che davvero “sconvolsero il mondo” - come è stato detto - , a dimostrazione che la Storia a volte prende brusche accelerazioni.  Una è la Rivoluzione d’Ottobre, l’altra è un evento assai  più mite, e apparentemente meno fragoroso, il jazz. Il parallelismo tra rivoluzione russa e jazz potrebbe continuare: se Marcello Rosa ha detto che il jazz è “di una semplicità a volte così complicata da sbalordire anche il più attento musicologo”, Bertolt Brecht  aveva scritto perentoriamente  del comunismo: “E’ la semplicità che è difficile farsi” (“Lode del comunismo”). Ma  coincidenze cronologiche e analogie finiscono qui. La rivoluzione russa ha esaurito da tempo la sua spinta  propulsiva, mentre il jazz non dimostra per niente  i suoi cento anni e anzi a ogni decennio è capace di rinnovarsi mescolandosi ad altri generi, esponendosi a ogni ibridazione pur restando se stesso. Il jazz è forse una reincarnazione musicale della dea Afrodite, che tra i suoi soprannomi aveva quello di Ambologera – “non invecchia mai” – , proprio  come la felicità.

Filippo La Porta

 

 

sabato 8 aprile dalle ore 17.30
IL DISCO DI JAZZ COMPIE 100 ANNI
Un progetto di Marcello Rosa per festeggiare il primo disco della storia del jazz, registrato nel 1917 dalla "Original Dixieland Jass Band" di Nick La Rocca
ore 17.30
Le molteplici radici del jazz
Tavola rotonda con Vincenzo Martorella, Luigi Onori, Sandro Portelli. Coordina Filippo La Porta
ore 19.30
"Sicily Jass" di Michele Cinque (73' colore 2015)
Proiezione documentario su Nick La Rocca
ore 21
Marcello Rosa Jazz Band
"Livery Stable Blues & Dixie Jazz Band One Step"
Marcello Rosa trombone
Claudio Corvini tromba
Luca Velotti sax soprano, clarinetto
Andrea Verlingieri sax
Paolo Tombolesi pianoforte
Marco Siniscalco basso
Marco Rovinelli batteria
Ospite Mario Corvini trombone
Filippo La Porta percussioni
Ingresso 10 euro