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Jimmy Scott - I go back home


 

Si chiama 'I Go Back Home' l'album postumo dell'indimenticabile Jimmy Scott, in uscita il 27 gennaio su cd, vinile e in digitale. Duetti con il Premio Oscar Joe Pesci, Dee Dee Bridgewater, Renee Olstead e Monica Mancini insieme a una line up di illustri jazzisti, da Joey DeFrancesco a James Moody, da Kenny Barron al Weather Report Peter Erskine.

 

In anteprima nazionale inoltre la Casa del Cinema di Roma, in collaborazione con la Casa del Jazz, il 4 febbraio alle 20:30 proietterà l'omonimo film con testimonianze, tra le altre, di Quincy Jones, Tommy Li Puma, Madeleine Peyroux e David Ritz, biografo ufficiale di Jimmy Scott.

Il film verrà proiettato in versione originale con sottotitoli in inglese.

 

Testamento artistico del cantante leggenda del jazz, ultima fatica di un talento gigantesco con una voce inimitabile, 'I Go Back Home' è stato registrato nel 2009 tra i Westlake Studio di Los Angeles e gli Odds on di Las Vegas, prodotto da Ralf Kemper con un ensemble incredibile guidato in cabina di regia da Phil Ramone (Billy Joel, Paul Simon, Chicago).

 

Dal duetto strepitoso del Premio Oscar Joe Pesci in 'The Nearness of You' a James Moody, sodale di Dizzy Gillespie e colonna portante in 'Everybody Is Somebody's Fool', il suo primo successo, la cui rivisitazione cinquantanni dopo la prima registrazione rende il tutto ancora più struggente e potente. Dall'organista e trombettista Joey DeFrancesco, il cui interplay incanta in '(Sometimes I Feel Like a) Motherless Child' fino a Peter Erskine, il fenomenale batterista dei Weather Report, il cui swing è presente in tutte le tracce del disco.

 

Kenny Barron, pianista partner storico di Stan Getz, regala un solo profondo su 'How Deep is the Ocean', una delle tracce dell'album culto 'Falling In Love Is Wonderful', interpretata sulla chitarra gioiosa di Oscar Castro Neves e accennando appena a una direzione musicale che Scott ha lasciato volutamente inesplorata. L'icona jazz Dee Dee Bridgewater si presta per un puro accompagnamento su 'For Once In My Life' di Stevie Wonder mentre le giovani Renee Olstead e Monica Mancini sorprendono, nel duetto gershwiniano di 'Someone Watch Over Me' la prima e supportata da Arthuro Sandoval al flicorno in 'I Remember You'  la seconda. E ancora il trombettista Till Brönner, il più famoso musicista jazz tedesco della sua generazione e l'armonicista svizzero Gregoire Maret, già al fianco di Cassandra Wilson, Kurt Elling e Jacky Terrasson.

Questo disco concede a Scott tutto quello di cui ha bisogno, è forse l'album che ha sempre desiderato fare, prodotto assecondando esclusivamente le sue volontà, il controllo sulla selezione delle tracce, i musicisti e gli arrangiamenti, per raccontare la sua storia in musica e vivere il mondo espresso da ogni canzone.

 

'I testi sono sempre importanti per me. Capisco subito se sto cantando semplicemente una canzone o raccontando la storia in una canzone che dovrebbe significare qualcosa. Ecco proteggo ciò che ho in essa, perché è lì che credo che dovrebbe andare. Dovrebbe significare qualcosa. Dovrebbe avere un senso', spiegava Jimmy.

 

Dave Nathan di All Music dichiarò che il fraseggio di Scott si muove 'al di là della mera intensità e nei paraggi della venerazione'. Questo è più vero che mai su 'I Go Back Home', dove Scott intona una chiacchierata nell'opening '(Sometimes I Feel Like a) Motherless Child', un brano la cui interpretazione del cantante di Cleveland è la più acclamata fra tutte le altre esistenti, o nella vivace bossa nova di 'I Remember You' sino all'impegnativa 'If I Ever Lost You'.

 

'Molti arrivano in questo business non sapendo cosa fare o come creare un progetto. Non si rendono conto che stanno raccontando una storia. Io dico: 'Hai studiato quella storia?' Ogni musicista deve proiettare sulla canzone un senso di un significato. C'è un sacco di musica che ti fa pensare e rappresenta un pensiero, ma non tutti i musicisti sono predisposti a farla'.

 

'I Go Back Home' non rappresenta solo un disco corale e di grande amicizia, un lavoro organico con un sound incredibile per un cantante uscito di scena al top del suo livello, ma anche la smisurata passione e amicizia di Ralf Kemper, produttore anche dell'omonimo film, la cui uscita in dvd è prevista per la fine del 2017 e proiettato in anteprima nazionale a Roma alla Casa del Cinema il 4 febbraio alle 20:30

 

Diretto dal coreano Yoon-ha Chang,  il film narra le vicende familiari, le sfide e i sacrifici di un artista incompreso, intervallando le session del disco alle giornate trascorse con Scott fuori dagli studi di registrazione, con testimonianze del biografo ufficiale David Ritz, critico musicale dell'edizione americana di Rolling Stones, Quincy Jones, leggendario produttore e suo amico sin dai tempi in cui militavano nell'orchestra di Lionel Hampton, Madeleine Peyroux, Tommy Li Puma, Monica Mancini e altri artisti coinvolti nel disco.

 

Jimmy Scott nasce nel 1925 a Cleveland (Ohio) in una famiglia numerosa con nove fratelli, un padre operaio sempre in giro per lavoro e una madre pianista di chiesa che muore quando lui ha tredici anni. Inizia a esibirsi nei club della sua città con successo e nel 1948 entra nella band di Lionel Hampton, che gli affibbia il nomignolo di Little Jimmy Scott.

 

Adorato da Billie Holiday, Charlie Parker, Dinah Washington, Nancy Wilson, Marvin Gaye e con qualche successo R&B come 'Everybody Is Somebody's Fool', nella prima parte della sua carriera non raggiunge grande popolarità, nonostante dischi 'culto' come 'Falling in Love Is Wonderful' del '62 pubblicato su Tangerine, la label privata di Ray Charles che lo definisce 'the Holy Grail of jazz vocal albums' e 'The Source' del '69 della Atlantic.

 

Decide di abbandonare quel mondo e torna nell'anonimato vivendo di lavori umili e soprattutto faticosi. Un lungo e triste periodo per uno come lui che aveva trovato nella musica e nel canto l'unica ragione di vita e di quotidiano sollievo dalla Sindrome di Kellmann, una rara malattia che blocca la crescita ormonale alla fase della pubertà, lasciandogli in dote una voce da adolescente invariata negli anni e un'immagine efebica a volte oggetto di sberleffo.

 

Un evento funesto in tarda maturità lo catapulta nuovamente nel giro dell'industria discografica. Nel '91 al funerale del suo amico Doc Pomus, cantante blues e autore di grandi classici dell'American Songbook, è presente il Gotha del music business e quando Scott intona 'Someone’s to watch over me' lascia tutti a bocca aperta. Tra i presenti c'è Seymour Stein della Sire che gli offre un contratto per tre album, inaugurato con 'All The Way' che ottiene una nomination ai Grammy Award. Lou Reed gli chiede di partecipare all'album 'Magic and Loss' e di andare in tour con lui, David Lynch lo ingaggia per un episodio di 'Twin Peaks' ed è presente nella colonna sonora di 'Philadelphia' di Jonathan Demme e di tanti altri film.

 

La sua nuova vita, all'età di 67 anni, trascorre attraverso dischi, tour in Giappone e in Europa, un nuovo (e quinto) matrimonio e varie onorificenze, dalla performance per l'Inaugurazione della Presidenza Clinton nel '93 a numerosi premi alla carriera come il Living Jazz Legend Award del Kennedy Center di Washington nel 2003 sino all'introduzione nella R&B Hall of Fame nel 2013.

 

Jimmy Scott muore il 12 giugno del 2014 a causa di un infarto, a 89 anni nella sua casa di Las Vegas.

 

In quasi settantanni di carriera si è esibito, tra gli altri, al fianco di Michael Stipe, Charlie Parker, Lou Reed, Charles Mingus, Antony & the Johnsons, Sarah Vaughan, David Byrne, Quincy Jones, Ray Charles e Winton Marsalis.